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	<title>Chiesa Cattolica in Georgia</title>
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	<description>Amministrazione Apostolica per i Latini del Caucaso</description>
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		<title>Messa del Crisma 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 09:45:46 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Vescovo]]></category>

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		<description><![CDATA[Santa Messa del Crisma 2012  OMELIA Eccellenza Reverendissima Mons. Marek, carissimi fratelli nel sacerdozio, religiosi e fedeli tutti, benvenuti a questa celebrazione così importante per ciascuno di noi! Dal vangelo siamo stati invitati a fissare lo sguardo su Gesù. Oggi è Lui che proclama la sua Parola. È lui che la commenta. È Lui, soprattutto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p style="text-align: left;" align="center"><strong>Santa Messa del Crisma 2012 </strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong>OMELIA</strong></p>
<p>Eccellenza Reverendissima Mons. Marek,</p>
<p>carissimi fratelli nel sacerdozio, religiosi e fedeli tutti,</p>
<p>benvenuti a questa celebrazione così importante per ciascuno di noi!</p>
<p>Dal vangelo siamo stati invitati a fissare lo sguardo su Gesù. Oggi è Lui che proclama la sua Parola. È lui che la commenta. È Lui, soprattutto, che la attualizza dicendo &#8220;Oggi&#8221;&#8230; &#8220;Oggi&#8221;&#8230; Un &#8220;<em>oggi</em>&#8221; che è iniziato &#8211; possiamo dire &#8211; a Betlemme o meglio il 25 di marzo a Nazareth con l&#8217;Incarnazione. Ma qui nella sinagoga di Nazareth arriva il suo nuovo e continuativo OGGI: è tempo che la Parola fatta carne in lui, sia portata a compimento. A Nazareth Gesù crea la discontinuità, accetta il salto dalla vita privata, casalinga, alla vita pubblica, come missionario itinerante.</p>
<p>&#8220;Tutti &#8211; dice il Vangelo &#8211; avevano lo sguardo fisso su Gesù&#8221;. Vorrei intrattenermi con voi su <strong>quattro</strong> parole importanti che abbiamo appena ascoltato. Le prime tre sono nella pagina dell&#8217;Apocalisse che è stata proclamata, la quarta è presente sia nella prima lettura di Isaia, sia nel Vangelo.</p>
<p>Quali sono queste quattro parole? Prima di tutto, all&#8217;inizio del Triduo Pasquale, noi siamo chiamati a <em>sentirci voluti bene.</em> Ma non vi meravigliate voi del fatto che il Signore Iddio in persona voglia bene proprio a me &#8211; ciascuno di voi lo dica &#8211; voglia bene proprio a me che so benissimo quanto poco sono amabile. Lui, invece, ci fa chiamare da Giovanni dell&#8217;Apocalisse: &#8220;<strong>Voi siete gli amati</strong>&#8221; “<em>a colui che ci ama</em>” (Ap 1,5). E questo dovrebbe essere per noi una grande consolazione. In mezzo a tutte le tribolazioni, le difficoltà, le contraddizioni, le pesantezze della vita, noi siamo gli &#8220;amati&#8221;. E non per merito nostro! Questo amore non dipende dalle nostre prestazioni, dalle nostre bravure&#8230; Non dipende da noi&#8230; L&#8217;esperienza della Grazia, cioè l&#8217;esperienza dell&#8217;amore gratuito di Dio, l&#8217;esperienza della sua sconfinata, incondizionata misericordia dovrebbe essere il centro della nostra esperienza spirituale. Se al centro della nostra esperienza spirituale c&#8217;è ancora del mercanteggiare con Dio: “<em>Ti dò e tu mi dai</em>” o “<em>tu mi dai e io ti dò</em>”, o, peggio ancora, una vita di scelte fatte per paura dell&#8217;inferno,&#8230; vuol dire che non abbiamo ancora capito che cosa è il cristianesimo! Questo giorno, che sboccia nel triduo Pasquale, ci fa prima di tutto immergere nell’amore di Dio. Tutto ciò che celebreremo, lo celebreremo perché ci ha amati e ci sentiamo amati! La nostra vocazione di preti ha fondamento nel sentirci amati gratuitamente. Oggi facciamo festa per questa vocazione!</p>
<p>E poi siamo <em>liberati</em>: <strong>“a colui che ci ha liberati”!</strong> Certo, questa liberazione è ancora in atto e continuamente si produce dentro di noi attraverso le fatiche della nostra vita. Ma come promessa, come condizione, come oggetto della speranza noi siamo liberati, perché noi &#8211; voi e io &#8211; siamo quei poveri prigionieri “<em>ciechi e oppressi</em>” di cui parla Isaia e che sono citati da Gesù nella Sinagoga&#8230; Poveri, prigionieri, ciechi e oppressi&#8230; Non facciamo lamentele inutili. Se guardiamo la nostra vita e la confrontiamo con i nostri desideri, le nostre legittime speranze, con quello che vorremmo essere, con quello che vorremmo poter diventare,… ditemi: c&#8217;è qualcuno qui presente del tutto e pacificamente contento di quello che è, di quello che ha, di quello che può, di quello che sa? Io, no!&#8230; E questo vuol dire che, per alcuni aspetti, sono povero, prigioniero, cieco e oppresso&#8230; e ho bisogno di essere liberato. Se poi penso qual è la ricchezza che desidero, la libertà che desidero, la guarigione che desidero vedo che ho molto lavoro da fare per entrare in sintonia con il dono che attraverso il suo Spirito Gesù viene a farci ogni giorno. Anche noi preti dobbiamo sentirci impastati di quella umanità e debolezza che ci fa sentire vicini ai nostri fedeli. Non dobbiamo sentirci migliori! Né tanto meno un gradino più alto, anche se la grazia ricevuta deve farci più esigenti con noi stessi. Siamo grati a Dio perché ci ha resi liberi, ma dobbiamo anche chiedere a Dio ogni giorno di farci liberi.</p>
<p>Siamo amati e liberati, ma, la terza parola che ci raggiunge da questa celebrazione, è pure <em>consacrati</em>: <strong>“mi ha consacrato” </strong>dice Isaia (61,1). &#8220;Consacrati&#8221;: non è un francobollo, un&#8217;etichetta che viene dall&#8217;esterno, ma è una <em>&#8220;trasformazione&#8221;</em>. Il nostro battesimo ci ha trasformati: è quella la nostra vera data di nascita. La nostra cresima conferma e approfondisce tale trasformazione. E qui mi rivolgo ai miei confratelli nel sacerdozio. La nostra ordinazione ha ulteriormente trasformato il nostro essere quando siamo stati unti, cioè consacrati con il crisma che stiamo per benedire. Ci ha fatti diventare un solo popolo. Un solo popolo sacerdotale per cui, come ho già detto altre volte, noi vescovi, presbiteri e diaconi non siamo al di sopra, semmai siamo al di sotto dei nostri fratelli, perché li dobbiamo servire e sostenere. “<em>Chi vuol essere il primo tra voi, sarà il servo di tutti</em>” (Mc 10,44). Qui siamo trasformati! Questo vuol dire essere un popolo sacerdotale. Lo Spirito Santo non viene soltanto nel momento del battesimo&#8230; Vi siete mai chiesti perché battesimo, cresima, ordinazione sacerdotale non vengano mai ripetuti? Possiamo fare la comunione anche tutti i giorni e invece quei sacramenti sono unici. Perché non si può ripetere il battesimo? O la cresima? Perché non si può essere ordinato sacerdote tre o quattro volte? Perché esiste una trasformazione che avviene in quel momento e dura da lì all&#8217;eternità: ecco il “carattere”! Una trasformazione profonda. Come è bello pensare che tutti quanti siamo qui, siamo profondamente trasformati in Cristo, uniti in un unico popolo sacerdotale dall&#8217;unico Spirito di Gesù, perché noi diventiamo il suo unico corpo che è la Chiesa attraverso tutta la diversità e la collaborazione dei ministeri e dei carismi! Noi qui in questa chiesa: l&#8217;unico corpo di Cristo! Per noi preti questa messa assume un fascino particolare, perché ci rinnova la consacrazione: questo è il senso delle promesse che ci prendiamo davanti ai fratelli e le sorelle.</p>
<p>E adesso veniamo all&#8217;ultima parola, <em>mandati</em>: <strong>&#8220;mi ha mandato a portare il lieto annuncio”</strong> Attraverso di noi, attraverso la Chiesa, l&#8217;amore di Cristo e la liberazione che da Lui ci viene devono raggiungere il mondo intero. E allora vorrei rivolgere una parola particolarmente carica di riconoscenza, di stima e di affetto a voi sacerdoti che servite questa chiesa locale. Voi siete i mandati! Questo è il significato della parola “Apostolo”. La nostra vita non è un lavoro, ma una missione! Cari fedeli! Siamo mandati a voi e per voi, al mondo e per tutto il mondo. E siamo mandati a dare una buona notizia. Qual è questa buona notizia? Qual è il contenuto di questo messaggio? Il Santo Padre ha indetto per il prossimo anno un anno “della fede come fonte della nuova evangelizzazione”. Esso avrà inizio l’11 ottobre 2012, nel 50° anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II e terminerà il 24 novembre 2013, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo.</p>
<p>Certamente avremo la possibilità di riflettere su quanto il Santo Padre ci chiede, ma oggi, proprio in vista del triduo pasquale, voglio ricordarvi il centro di questa buona notizia, il centro della fede e di ogni evangelizzazione: <strong>il centro è l’amore!</strong> La prima frase la sentiremo domani sera dal vangelo di Giovanni: <em>&#8220;avendoli amati, li amò sino alla fine&#8221;</em> (cfr. Gv 13,1). Questo è il contenuto della buona notizia: Dio è uno che ama, e che ama sino alla fine. E ci viene subito in mente la seconda: <em>&#8220;amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi&#8221;</em>. Come vi ho amati, amatevi gli uni gli altri&#8230; Possiamo chiacchierare di Vangelo, di teologia e di affari economici e dei problemi della chiesa ventiquattro ore al giorno&#8230; Non servirà a niente se non diamo testimonianza di questo amore reciproco, di questo volerci bene come Gesù ci ha amato, quindi senza aspettarsi che l&#8217;altro sia simpatico, o docile, la pensi come me e tanto meno sia perfetto&#8230; Perché Lui ci ha amati quando noi non eravamo niente di tutto questo, e ci ha amati sino alla fine: <em>“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”</em> (Gv 15,13). Non si tratta di buona collaborazione tra di noi, di programmare le cose assieme, di avere nuove e geniali idee per la evangelizzazione. Si tratta di essere pronti a dare la vita: dare la vita uno per l’altro e per la comunità che ci è stata affidata.. Ce lo ricorda San Giovanni nella sua prima lettera e questo sarà tutto il senso di ogni celebrazione del triduo: “<em>Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli</em>” (1Gv 316).</p>
<p>Guardiamoci in faccia&#8230; Ciascuno di noi guardi il volto del suo confratello, non solo di uno, ma di tutti e si chieda: potrò dare la vita per lui? Scendere, anche solo di un&#8217;inezia, al di sotto di questa tensione spirituale vuole dire suicidarsi come cristiani e come preti. Trasformare la nostra vita solo in una decente offerta di servizi religiosi, trasformare la nostra vita in cose da fare e nelle quali al massimo diventiamo buoni protagonisti vuol dire perdere la gioia. Vuol dire diventare gente continuamente lamentosa, scontenta, arrabbiata e fredda&#8230; che poi, inevitabilmente, va a cercare altri surrogati, altre cose, perché non possiamo fare a meno di avere qualcosa di bello nella vita&#8230; E se sprechiamo, perdiamo &#8220;la Bellezza&#8221;, il gusto, la gioia e andiamo a cercare i surrogati della gioia.</p>
<p>Permettetemi di ricordare oggi tre nostri confratelli che ora non sono qui e che in quest’anno festeggeranno gli anniversari dell’ordinazione: padre Adam, 35 anni; padre Andrej e padre Pierre, 25 anni. A loro in particolare un grazie per quanto fanno e per l’amore che caratterizza il loro servizio di preti.</p>
<p>Anche il nostro Nunzio, mons. Marek, festeggia i suoi 25 anni di sacerdozio. Auguri di cuore, Eccellenza!</p>
<p>In questa santa messa, assieme ai fedeli qui presenti, pregherò per loro, per tutti voi, per coloro che sono assenti e per coloro che ci hanno lasciato. A Voi sacerdoti e a voi fratelli e sorelle chiedo di pregare per me.</p>
<p>Auguri di Buona Pasqua!</p>
<p align="right"><em>+ Mons. Giuseppe Pasotto &#8211; Vescovo</em></p>
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		<title>Festa di San Giuseppe ad Arali</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 11:36:35 +0000</pubDate>
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		<title>Incontro ecumenico a Batumi</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 10:58:26 +0000</pubDate>
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		<title>Festa dei giovani ad Arali</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 10:57:18 +0000</pubDate>
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		<title>Ristrutturazione Chiesa Arali</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 10:56:40 +0000</pubDate>
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		<title>Vicario Generale</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 09:55:19 +0000</pubDate>
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		<title>Incontro catechisti</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 05:09:20 +0000</pubDate>
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		<title>Visita Don Benzi</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 11:56:49 +0000</pubDate>
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		<title>25° p.Gabriele Bragantini</title>
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		<pubDate>Tue, 16 May 2006 12:02:21 +0000</pubDate>
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